Un mese da poveri

2

anno

10

numero

2015

dicembre

  • Un mese da poveri

    Le fasi cruciali della vita di un povero, raccontate attraverso le storie di chi le ha vissute a Pisa

  • Picchiai mio padre e me ne andai di casa

    Come Anna, prostituta transessuale, si è guadagnata la libertà

  • Due vite in gioco

    La testimonianza anonima di C., moglie di un ex giocatore d’azzardo

  • Il maestro della strada

    Marco, clochard, spiega i trucchi per vivere a Pisa senza niente

  • Voglio la povertà se è l’unico modo per essere libero

    Storia di Hussein che lavora in Libia per mantenere la famiglia in Italia

Le edicole in cui trovarlo

Quattro passaggi cruciali della vita di un povero per quattro settimane di un mese immaginario. “Poveri all’improvviso”, a causa di un divorzio o davanti a una slot machine, come è accaduto al marito della nostra testimone C. “Reazione”, dove si tenta di recuperare soldi al Monte dei Pegni o presso un Compro oro. “Rassegnazione”, in cui accettata la condizione di indigenza si può sempre seguire i consigli di vita di strada da un clochard. Nell’ultima settimana il “Riscatto” del libico Hussein e della prostituta transessuale Anna che ci spiegano come, per affermare la propria identità, abbiano affrontato la miseria e l’emarginazione.

Gli articoli:

Due vite in gioco

La testimonianza di C., moglie di un ex giocatore d’azzardo

Seduta a un tavolino del bar Lilli, la signora C. è serena mentre racconta di come, due anni fa, le è crollato il mondo addosso.
Il marito di C., un libero professionista piuttosto introverso, per anni si è fatto prestare dai genitori ingenti somme di denaro. Quei soldi erano un aiuto per un nuovo lavoro appena cominciato.
«Ma mio marito era strano, iniziai ad avere dei sospetti. Chiami la madre: mi prospettò un panorama economico disastroso, nel senso che gli aveva prestato delle cifre esorbitanti. La sera quando mio marito tornò, ci sedemmo a tavolino e gli dissi: “Oggi ho parlato con la tua mamma”. E niente, raccontò tutto, che passava le sue giornate a giocare alle slot machine».

Il maestro della strada

Marco, clochard, spiega i trucchi per vivere a Pisa senza niente

Ha 59 anni ed è di Marina di Pisa. In strada ci vive dal 2011, dopo la perdita del suo lavoro da cameriere presso un ristorante di Cortina d’Ampezzo. Per ciascuna necessità primaria di un povero, ha la dritta giusta su come arrangiarsi in città a costo zero. Gli abbiamo chiesto consigli su dormire, mangiare, vestirsi, procurarsi dei soldi e cosa fare nel tempo libero, se si rimane, a Pisa, senza una casa e un lavoro.

A 18 anni picchiai mio padre e me ne andai di casa

Come Anna, prostituta transessuale, si è guadagnata la libertà

Famiglia originaria del sud Italia, sette tra fratelli e sorelle, il padre operaio alla Piaggio. Anni poco tranquilli in famiglia: il padre non accetta il suo sentirsi donna e dopo una lite arriva ad obbligarla al TSO facendola internare a Pisa, presso il reparto di psichiatria. «Aveva dato il consenso per farmi fare l’elettroshock. Poi grazie ad un dottore che mi ha consigliato cosa dire e cosa fare per essere dimessa, sono riuscita a scamparla».

Dal Monte dei Pegni al Compro Oro

Il nostro viaggio, lì dove gli ultimi beni di un povero diventano soldi

Monte dei Pegni
A Pisa esiste ancora un Monte dei Pegni. Si chiama “Sezione Prestiti su Pegno”, è gestita dalla Cassa di Risparmio di Pisa Lucca Livorno e si trova in via la Pergola, una strada a gomito che unisce le piazze Dante e Carrara. Sembra un’eco di medioevo che riverbera nella città di oggi. Una resistenza che forse, più che alla popolarità, è dovuta alla capacità di quest’istituto di mantenersi inosservato, in sordina, fra le epoche che passano. A nessuno infatti piace parlare di cosa accade là dentro.

Compro Oro
«Che margine di guadagno avete sull’oro che vi portano?». «Dipende dai carati. Ad esempio un grammo d’oro a 24 carati lo paghiamo al cliente 29 euro e 50, contro i 32 euro circa del prezzo di mercato con cui lo cediamo alla fonderia. In tre anni la clientela è raddoppiata. Se prima l’utente tipo mi portava un cucchiaino d’argento per pochi spiccioli, adesso vengono le famiglie con i gioielli ricevuti in eredità».

Voglio la povertà se è l’unico modo per essere libero

Storia di Hussein che lavora in Libia per mantenere la famiglia in Italia

1995
Hussein Zeghinin è libico, quando arriva in Italia ha sedici anni e un giorno. Ha finito gli studi, ha falsificato la firma di suo padre per avere il passaporto e con i risparmi di tanti lavoretti fatti, si è comprato un biglietto aereo.

2015
Hussein Zeghinin è italiano (oltre che libico), ha 36 anni. Ha necessità di raccontare. Il suo italiano pressoché perfetto si arresta ogni tanto, perché i ricordi vogliono uscire più velocemente di quanto il cervello riesca a giustapporli in frasi ordinate: «Per i libici sono l’italiano e per gli italiani sono ancora il libico, ma sono veramente tutti e due».

Il divorzio rende poveri

Aumenta l’indigenza tra separati e divorziati di entrambi i sessi

Ormai è un dato di fatto: nel variegato mondo della povertà, i divorziati e i separati rappresentano un sottoinsieme importante al punto da poterli definire i “nuovi poveri” della moderna società. Nel 2014, il 19,2%  delle 1.619 persone che si sono rivolte alla Caritas pisana per chiedere assistenza sono divorziati o separati. Con questi dati alla mano abbiamo incontrato Luca Vannozzi, operatore del Progetto Homeless e del dormitorio pubblico di via Conte Fazio, chiedendogli una testimonianza dal suo punto di osservazione.

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