I disabili fanno l’amore

Una conversazione con Ciro Basile Fasolo, esperto di Sessuologia Medica dell’Università di Pisa

Si tratta, innanzitutto, del diritto della persona ad essere considerata in tutti i propri aspetti, compresa la sessualità. «Non si comprende perché esistano molte figure professionali come medici, infermieri e fisioterapisti che si prendono cura di un disturbo della persona, sia sotto il profilo fisico che psichico e invece quando si tratta di aiutare una persona con disabilità a sperimentare aspetti della persona, come l’erotismo, la sessualità, la relazione vi sia il vuoto». Il ragionamento del professore Ciro Basile Fasolo non fa una piega e già da solo introduce il tema e quasi lo chiude perché è ovvio, bastava ragionarci un secondo. Invece, nell’immaginario comune, le persone con disabilità sono assoggettate all’asessualità o comunque non ritenute in grado di vivere e sperimentare la sessualità. Questo semplice stereotipo è frutto della non conoscenza, della mancanza di studi e ricerche sull’argomento per decenni e di una legislazione del tutto inadeguata. La sessualità dei disabili rimane, tra i normodotati, un tabù.

Non tra tutti. Il professor Basile Fasolo, specialista in Andrologia, si occupa da diversi anni della questione e per sensibilizzare ed educare all’argomento gira spesso l’Italia. «Uno dei progetti di maggiore successo qui su Pisa e provincia lo chiamai “Vicino a…”. Con i puntini sospensivi perché i soggetti a cui ci rivolgevamo erano tre: le persone con disabilità, le loro famiglie e gli operatori dei centri diurni. L’argomento non è mai stato esclusivamente la sessualità, ma piuttosto il legame tra essa e l’affettività con l’obiettivo, e soprattutto l’educazione al tema delle persone che passano più tempo con i disabili, cioè le famiglie e il personale delle strutture». Il modo in cui l’erotismo e la sessualità sono vissuti dalle persone disabili cambia a seconda della patologia. Spiega Basile Fasolo: «Partiamo da uno dei casi più complessi: le persone con lesione spinale. Sono uomini di solito, giovani, sotto i cinquanta anni, che a causa di incidenti sportivi o sul lavoro si trovano da un giorno all’altro paralizzati dalla vita in giù. Spesso a questa condizione sono associate disfunzione sessuale e incontinenza. È chiaro che in questi casi il trauma per l’individuo è devastante e il supporto è soprattutto psicologico: spesso le vittime di questi incidenti sono ragazzi forti, giovani che fino al giorno prima spaccavano le pietre».

Diversa la questione per le persone con disabilità mentale. «Nei casi di disabilità mentale la cosa che osserviamo con più frequenza è un comportamento compulsivo auto-orientato. Capita di vedere un ragazzo disabile che si masturba in pubblico o una ragazza che si leva un vestito e magari cerca un contatto fisico. Queste persone hanno scarsa cognizione di sé e vivono gli impulsi sessuali in modo istintivo e naturale, in maniera per lo più inconsapevole. In questi casi non esiste nessuna colpa e non deve esistere alcuna punizione. Certo, si può cercare di indirizzare le persone a comportamenti più idonei, ma va fatto in modo semplice, cercando di far comprendere, fin quando è possibile, che non tutto si può fare in pubblico allo stesso modo in cui si fa capire che versare un bicchiere d’acqua in terra è sbagliato». Basile Fasolo è il direttore del “Laboratorio di comunicazione in medicina” dell’Ateneo ed è una persona simpatica ed estrosa. Nel suo studio all’ospedale di Santa Chiara, mentre spiega questi argomenti, è appassionato e si esprime con il rigore dello scienziato. Tuttavia, di fronte alle questioni più complesse, prende in prestito esempi e metafore dalla vita quotidiana, pur di assicurarsi che il concetto passi chiaro.

«Anche qui a Pisa le cose si stanno muovendo.
Un infermiere che conosco diventerà Assistente Sessuale, una figura non riconosciuta dalla Sanità nazionale. Instaurerà con i disabili un rapporto fisico tramite carezze, massaggi: una sorta di psicoterapia»

Ciro Basile Fasolo

 Ciro Basile Fasolo, esperto di sessuologia

«Al progetto “Vicino a…”, svolto in collaborazione con la Società della Salute di Pisa e che ha visto all’opera un gruppo di giovani con competenze in ambito psicologico, infermieristico e filosofico, hanno partecipato tantissime famiglie della provincia di Pisa. Ricordo quando, dopo un incontro, il padre sessantenne di un ragazzo disabile mi prese un braccio e mi disse “Quando ti rivedo?”. C’è bisogno di parlare di questi argomenti, di educare le famiglie, di stare vicino a loro. Senza la giusta formazione e supporto, non si progredisce e i genitori continuano a trattare la sessualità dei figli disabili di sesso maschile come si è sempre fatto, con la prostituzione (la sessualità femminile è ancor più misconosciuta). Questo però è molto lontano da tutto quello che si può fare oggi nell’ambito dell’affettività.

Anche in Italia si inizia a parlare della figura dell’Assistente Sessuale». Gli Assistenti Sessuali sono operatori professionali (uomini o donne) con orientamento bisessuale, eterosessuale o omosessuale che, attraverso la propria professionalità aiutano le persone con disabilità fisico-motoria o psichico-cognitiva a vivere un’esperienza erotica, sensuale o sessuale. «Anche qui a Pisa le cose si stanno muovendo. Proprio pochi giorni fa, un infermiere con cui ho lavorato in passato, una persona con una spiccata sensibilità, mi ha detto di volere iniziare il percorso professionale per Assistente Sessuale. Purtroppo, è una professione non ancora riconosciuta in Italia dalla Sanità nazionale, ma questa è la strada presa da molti paesi europei. Si tratta di instaurare un rapporto con la persona disabile, di farle scoprire e gestire il proprio corpo e anche di instaurare un contatto fisico, fatto di carezze, massaggi che diventano, di fatto, una sorta di psicoterapia». La lezione da imparare, tabù sessuale duemiladiciottino, è che le persone disabili si eccitano, provano piacere e vogliono fare l’amore. La buona notizia è che ci sono persone, a Pisa, che questa lezione la stanno già insegnando.

di Antonio Petrolino foto di Paolo Tomassini

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