Qui torre di controllo

Nelle impenetrabili stanze dove si governa il cielo pisano, con gli uomini radar della 46a Brigata Aerea

L’aeroporto Galilei è in realtà solo un’aerostazione. Appena dal gate uscite sul piazzale per raggiungere l’aereo ne siete già fuori. Tutte le strutture adibite alle operazioni di volo: piste, raccordi, radar appartengono allo scalo militare “Arturo dell’Oro”. Inclusa ovviamente, la torre di controllo, il cuore di questa macchina. E così sono stati dei militari ad accompagnarci nel luogo dove altri militari, i controllori di volo, ci hanno spiegato come riescono, 24 ore al giorno, a mettere ordine nei nostri cieli.

Benetton che è nel ventre della balena

Sopra il soffitto del negozio di Corso Italia si nasconde l’ex cinema più grande di Pisa

La boutique è un involucro di cartongesso, ricavato in quella che fu la platea del cinema Italia. Oltre le sottili pareti, giace immutata la storica sala, chiusa dal 1988. Ne abbiamo calpestato la balconata della galleria che adesso dà sul tetto del negozio. Dalla cabina di proiezione, le macchine sono state rimosse, alle pareti però ancora frammenti di pellicola e vecchie locandine. Su un mobile riviste di cinema che si fermano alla fine degli anni Ottanta.

Sopra le Logge di Banchi

In edicola, nelle due pagine centrali del giornale una impressionante foto dei locali che sovrastano le Logge di Banchi: le scaffalature colme di codici antichi del deposito dell’Archivio di Stato.

Vi state bevendo il Serchio

Esplorazione della rete idrica pisana: dai pozzi di Filettole, seguendo le condotte fino ai vostri rubinetti

Cinquecento litri d’acqua al secondo: è quello che serve per dissetare Pisa. Con l’anziano ex fontaniere dell’acquedotto pisano Claudio Antognoni abbiamo visitato i pozzi accanto al Serchio dove viene estratta l’acqua che bevono i pisani. Poi abbiamo seguito condotte centenarie che la portano nelle nostre case. Dalla descrizione di Antognoni abbiamo tratto una mappa della rete idrica pisana e l’anziano tecnico ci ha svelato che la fontana in piazza dei Martiri della Libertà e il punto di fine corsa dello storico Acquedotto Mediceo, che abbandonati gli archi seicenteschi in piazza delle Gondole viene incanalato in condutture sotterranee.

Seminarista per un giorno

Viaggio nell’istituto di piazza Santa Caterina, tra ventenni ed ex bancari che dedicano le giornate a Dio

A pranzo con i seminaristi, con tredici persone seduti a un tavolo che potrebbe ospitarne il triplo. Accanto un secondo identico tavolo, vuoto. Testimonianza dei tempi in cui i seminaristi arrivavano ad essere duecento. Pasquale, 47 anni, bancario fino a pochi anni fa, ora prepara l’esame su San Paolo. Vive nella camera più grande del seminario, l’unica col bagno privato, che spetta allo studente più anziano. In uno scaffale, impilate, molte scarpe: “Non fateci caso, quelle fanno parte della mia vita precedente, quando dovevo mantenere un certo livello di vestiario”.

La sala da ballo settecentesca alle spalle di Garibaldi

Dentro il Casino dei Nobili, lo storico edificio che domina piazza Garibaldi

Costruito nel Settecento, fu luogo di incontri e svago per gli aristocratici del tempo. Oggi studi professionali ne occupano le stanze. La modernità degli ambienti incontra gli affreschi della scuola del Tempesti, ma il fascino è immutato. Al centro della sala da ballo – oggi open space di uno studio di architettura – è tuttora appeso, perfettamente funzionante, il colossale lampadario che illuminava le serata borghesi di trecento anni fa.

Il maestro della strada

Marco, clochard, spiega i trucchi per vivere a Pisa senza niente

Ha 59 anni ed è di Marina di Pisa. In strada ci vive dal 2011, dopo la perdita del suo lavoro da cameriere presso un ristorante di Cortina d’Ampezzo. Per ciascuna necessità primaria di un povero, ha la dritta giusta su come arrangiarsi in città a costo zero. Gli abbiamo chiesto consigli su dormire, mangiare, vestirsi, procurarsi dei soldi e cosa fare nel tempo libero, se si rimane, a Pisa, senza una casa e un lavoro.

A 18 anni picchiai mio padre e me ne andai di casa

Come Anna, prostituta transessuale, si è guadagnata la libertà

Famiglia originaria del sud Italia, sette tra fratelli e sorelle, il padre operaio alla Piaggio. Anni poco tranquilli in famiglia: il padre non accetta il suo sentirsi donna e dopo una lite arriva ad obbligarla al TSO facendola internare a Pisa, presso il reparto di psichiatria. «Aveva dato il consenso per farmi fare l’elettroshock. Poi grazie ad un dottore che mi ha consigliato cosa dire e cosa fare per essere dimessa, sono riuscita a scamparla».

Dal Monte dei Pegni al Compro Oro

Il nostro viaggio, lì dove gli ultimi beni di un povero diventano soldi

Monte dei Pegni
A Pisa esiste ancora un Monte dei Pegni. Si chiama “Sezione Prestiti su Pegno”, è gestita dalla Cassa di Risparmio di Pisa Lucca Livorno e si trova in via la Pergola, una strada a gomito che unisce le piazze Dante e Carrara. Sembra un’eco di medioevo che riverbera nella città di oggi. Una resistenza che forse, più che alla popolarità, è dovuta alla capacità di quest’istituto di mantenersi inosservato, in sordina, fra le epoche che passano. A nessuno infatti piace parlare di cosa accade là dentro.

Compro Oro
«Che margine di guadagno avete sull’oro che vi portano?». «Dipende dai carati. Ad esempio un grammo d’oro a 24 carati lo paghiamo al cliente 29 euro e 50, contro i 32 euro circa del prezzo di mercato con cui lo cediamo alla fonderia. In tre anni la clientela è raddoppiata. Se prima l’utente tipo mi portava un cucchiaino d’argento per pochi spiccioli, adesso vengono le famiglie con i gioielli ricevuti in eredità».

Voglio la povertà se è l’unico modo per essere libero

Storia di Hussein che lavora in Libia per mantenere la famiglia in Italia

1995
Hussein Zeghinin è libico, quando arriva in Italia ha sedici anni e un giorno. Ha finito gli studi, ha falsificato la firma di suo padre per avere il passaporto e con i risparmi di tanti lavoretti fatti, si è comprato un biglietto aereo.

2015
Hussein Zeghinin è italiano (oltre che libico), ha 36 anni. Ha necessità di raccontare. Il suo italiano pressoché perfetto si arresta ogni tanto, perché i ricordi vogliono uscire più velocemente di quanto il cervello riesca a giustapporli in frasi ordinate: «Per i libici sono l’italiano e per gli italiani sono ancora il libico, ma sono veramente tutti e due».