Pisa fa gola alle mafie

Già diciassette clan hanno gestito interessi in provincia. Discariche abusive e usura i pericoli maggiori

Le dichiarazioni di Carmine Schiavone, ex boss dei casalesi e cugino di Sandokan, che nel ’97 davanti a una commissione parlamentare d’inchiesta svela di ritirare rifiuti tossici per conto di una ditta di Santa Croce sull’Arno. E quelle di Franco Roberti, procuratore nazionale antimafia, che nel 2013, sosteneva: «Dopo aver smaltito al Sud per vent’anni i rifiuti tossici prodotti al Nord, ora la

camorra napoletana sta portando i rifiuti campani altrove, in primis in Toscana». Un’indagine che ripercorre le attività recenti delle organizzazioni criminali a Pisa, e fa il punto sui pericoli attuali con un’intervista all’ex prefetto Francesco Tagliente.

Menava forte la Banda Bistecca

Bulli di periferia, incubo di Corso Italia. Una vicenda fra mito e realtà, nella Pisa sottoproletaria degli anni Settanta

Se fosse solo per i nomi, questa storia farebbe ridere. Il capo della Banda Bistecca, “il Bistecca”, si chiamava Fabrizio Covili, uno alto alto e secco secco, tutto nervi. “Tappo”, il suo braccio destro, era basso, col nasone e i capelli lunghi. Come “Capello”, che nelle risse picchiava solo con la testa. Poi c’erano “Sandrone”, “Sivorino”, “Fischio”, “Facciona” e “Pipistrello”, uno svelto nelle rapine notturne. “Cane nero” era peloso e sempre abbronzato, e a “Pipone”, invece, piacevano le donne. Se fosse solo per i nomi, neanche il poliziotto che li perseguitò andrebbe preso sul serio: “Manetta”, era detto in città. Questa però è una storia di contrasti, di ragazzi poveri di Gagno, della Cella e del Cep che si ritrovavano nel salotto buono di Pisa, in Corso Italia. È una storia di imprese comiche e di tragedie, perché qualcuno, poi, è morto di overdose o ha sparato, ammazzando brava gente.

Tutti gli uomini di Chimenti

Storia completa della pizza rigirata alla pisana

Nel 1920, Italo Collodi e Costantino Chimenti hanno trent’anni e sono da poco a Pisa a cercare fortuna con il proprio mestiere. Collodi e Chimenti fanno la pizza. Non hanno alle spalle un lungo viaggio. Vengono da una minuscola frazione di Altopascio in provincia di Lucca che si chiama Chimenti. Collodi compra un forno già avviato dalla fine dell’Ottocento, nascosto in un vicolo appena dietro a Borgo Stretto. Alle specialità del forno, cecina e castagnaccio, Collodi aggiunge la pizza. Quel forno si chiama “Il Montino” e Collodi ne mantiene il nome. Costantino Chimenti,  invece, trova un fondo sotto i portici di piazza della Berlina, costruisce un forno a legna e apre una pizzeria. Le dà il suo nome, pizzeria Chimenti. Inizia così la storia della pizza pisana. Ogni pizzeria al taglio di Pisa, oggi, è gestita da allievi o discendenti di quei due ragazzi.

Connessi con il cielo

Seconda Cronaca alza lo sguardo insieme agli spotter pisani

Si appostano ai margini dell’aeroporto Galilei, e scattano foto che entrano nella Storia. L’atterraggio del primo Jumbo a Pisa nel 1975, l’ultimo decollo di un Concorde nel 2001, e persino il DC-9 dell’Itavia precipitato ad Ustica: nessuna di queste immagini è andata persa grazie agli spotter.