IL SACCO DI BARBARICINA

Cercando i resti delle antiche scuderie, tra abbandono e speculazione

In nomi delle vie, a Barbaricina, ricordano i pionieri dell’ippica pisana: Thomas Rook, William Smith, Federico Tesio e Ranieri Galletti. Fantini gloriosi e allenatori che tra i secoli XIX e XX trasformarono il quartiere in un centro sportivo di rilevanza europea. Eppure, proprio nelle strade dedicate a quei protagonisti, le ruspe hanno distrutto la loro eredità. Antiche scuderie abbattute per costruire appartamenti, e persino una centrale telefonica.

Un viaggio, fra cortili, pozzi e retrobottega, alla ricerca dei resti architettonici della “civiltà dei cavalli”.

IL PARADISO DEI PUROSANGUE

Con Renzo Castelli, alla scoperta delle scuderie Brivio Sforza, un tesoro sconosciuto alla città

Dentro le scuderie Razza Latina di Cesare Brivio Sforza. Un sito magnifico che risale agli anni Venti, quando Mario Perrone, nonno dell’attuale proprietario, costruì in stile argentino perché nello stato sudamericano aveva accresciuto le sue ricchezze. La nostra guida d’eccezione qui è di casa. Renzo Castelli, decano dei giornalisti e scrittori pisani, è massimo esperto di tutto quel che riguarda l’universo dei cavalli. E mentre ci accompagna in ogni angolo di questo Paradiso, con i ricordi torna a una città che sapeva ancora scaldarsi per i cavalli: «All’epoca il giornale degli scommettitori per il nord Italia si chiamava Lo Sportsman. Negli anni Sessanta-Settanta arrivava a Pisa col treno da Milano il venerdì sera alle dieci e mezza. Alla stazione ad aspettarlo c’erano cinquecento persone! Bisognava studiare per la domenica, ma alla sala corse andavi già il sabato a giocare su San Siro».

I MESTIERI DELL’IPPODROMO

Dal cameraman all’allibratore, un reportage fotografico sui professionisti che animano San Rossore

Professioni rigorose, oppure romantiche. Da ribalta o retrovie. Fra l’indotto e San Rossore, l’ippica a Pisa dà lavoro a circa mille persone. Sportivi, tecnici e artigiani, che con la passione sfidano la crisi del settore. Veterinari, sellai, amazzoni: li abbiamo ritratti all’opera, e ognuno si è raccontato con passione. Come Luca Bianchini, apprendista maniscalco: «A volte il cavallo capisce che intervieni per il suo bene, e si rilassa, accompagna i tuoi gesti. Sembra quasi che ti parli».

LA GIUBBA STELLATA, E POI LE STALLE

Il fantino Tore Sulas fuori e dentro le piste di San Rossore.

Dietro la ribalta delle corse, c’è una vita frenetica e piena di sacrifici. Per anni un fantino è costretto a mantenere lo stesso peso, anche un etto di variazione può metterlo fuori gara. Ogni giorno si alza all’alba, perché è l’ora in cui si allenano i purosangue. Non ha tempo di affezionarsi a un cavallo, finita una gara deve subito montarne un altro per la successiva.

Al seguito di Tore Sulas, sardo classe 1981, fra spogliatoi e stalle scopriamo il volto cinico dell’ippica: «A volte prendo il treno per Milano. Vado a San Siro, a montare cavalli che non ho mai visto».

NAKANO DI STERPETI, PRONIPOTE DI OTELLO

Per migliorare la razza Maremmana si preleva lo sperma a uno stallone di cinque quintali

 All’istituto di Incremento Ippico di San Rossore, il seme viene prelevato ai cavalli tramite una vagina artificiale. Tutto questo mentre lo stallone monta una cavalla finta, una sorta di enorme cavallo da ginnastica artistica. Mentre assistiamo alla “performance” di Nakano, gli addetti ci raccontano però che la tecnica non funziona con tutti: «Qua all’Istituto abbiamo anche un asino dell’Amiata. Si chiama Focoso. Quello è furbo, quello l’asina finta non la monta. Allora lo inganniamo, gli facciamo montare l’asina vera, ma poi gli prendiamo il pene e lo mettiamo nella vagina artificiale, mentre lui pensa che è l’asina».